Le zucche dell’esilio

Quest’anno la gente ha prodotto molte zucche del tipo lacayote, comuni nella zona, con la polpa bianca e filacciosa: si può usare nella minestra, ma anche per gustose marmellate.

Una nonna del paese ce le ha vendute, ed è stata un’entrata per lei, che ha poche possibilità. Altre famiglie le hanno offerte per contribuire alla mensa, alla quale partecipano i loro figli. E poi c’è Emilio, che ogni tanto bussa alla porta e ce ne regala una.

Emilio è un uomo solo, più o meno della mia età. Vive in una casa vecchia, senza luce, ai piedi del Calvario. Lavora a giornate per le persone che hanno bisogno di aiuto per coltivare. Ma tristemente lui usa in parte i soldi che gli danno per comprare alcolici.

E’ un uomo solo, molto solo. Alle volte l’alcol può essere un compagno che solleva da certi dolori… ma ha anche le sue conseguenze: si perde il controllo e si minano i rapporti, si creano inimicizie e cresce la sfiducia. Purtroppo, è quello che è successo a Emilio.

Alle volte bussa alla porta e viene a raccontarci le sue disavventure con la gente del paese. Si mette a piangere, e noi solo lo consoliamo.

Un giorno, ci regala una zucca, e poi mi chiede:

“Hermanita, avete dei semi di zucca per poter seminare?”

“Si, Emilio, ne ho tanti. Glieli preparo”

“Va bene, passo domani pomeriggio”.

Puntualmente, è venuto, e gliene ho dati in buona quantità.

Qualche giorno dopo ci chiamano per una riunione di urgenza nel Corregimiento. Le autorità e la gente lo accusano di tante malefatte, alcune vere e alcune ipotetiche.

L’autorità maggiore si alza in piedi e dice:

“Dal 29 settembre è stato redatto un decreto di esilio per Emilio e per Fabio” (Si tratta di un uomo molto problematico che quando beve diventa decisamente antisociale).

Durante la riunione la gente firma per sottoscrivere il decreto. Ma noi non ci sentiamo di firmare contro Emilio: è vero, alle volte è un po’ noioso e combinaguai, ma non si tratta di una persona pericolosa.

Esco da quella riunione con molta tristezza, e chissà perchè penso ai semi: ormai Emilio avrà seminato… che ne sarà delle zucche? Che ne sarà di lui? Dove troverà una casa? E delle persone che lo accolgano e amino così come è?

 

2 risposte a “Le zucche dell’esilio”

  1. Cara Suor Stefania, non ricordo di aver ricevuto alcuna risposta al mio contatto ma provo a rifarlo.
    Sarei interessata a sapere qualcosa in più riguardo alla vita da missionaria. Potresti raccontarmi come si svolge e come posso mettermi in contatto con te. Diversamente, se hai tempo, sto cercando una risposta dal Signore dopo la morte di mamma… sono molto provata …
    Grazie .Pat

    1. Patrizia, scusa, non avevo ricevuto… scrivimi su uno dei miei social mettendomi un tuo indirizzo e-mail

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