Vendendo capre

Clizia è una giovane signora che sempre sa donare un bel sorriso quando la incontriamo, anche se a volte il suo sguardo triste rivela preoccupazioni e dolori. Ha quattro figlie e un figlio, tutti “nostri”, perché le grandi vengono alle superiori in Vilacaya e mangiano nella mensa, e partecipano alla pastorale giovanile, mentre incontriamo i più piccoli nelle nostre visite alla scuoletta della comunità.

Si è sempre preoccupata di come contribuire alla mensa scolastica (chiediamo un piccolo contributo alle famiglie, in prodotti, o soldi e legna) e a inizio anno arriva con carote, zucche… ciò che la campagna produce.

Siamo andate a trovarla pochi giorni fa: erano tutti in casa, poiché il grande lavoro del raccolto è terminato, mentre si iniziano ad arare i campi, senza fretta, per seminare a inizio settembre. E’ stato bello poter parlare con lei, dei sogni che ha per le sue figlie: ormai la più grande ha finito le superiori e si è iscritta a infermeria, ma la quarantena l’ha fatta tornare a casa e adesso segue le lezioni in zoom, ed ha potuto anche dare un esame. Quest’anno anche la seconda finisce le superiori, e vediamo che sogni ha per il suo futuro.

E’ proprio parlando dei suoi figli che, ad un certo punto, Clizia apre il suo cuore: “Mio marito mi maltratta molto. Suo fratello lo fa ubriacare, e gli dice: ‘Le donne bisogna bastonarle come si fa con il cavallo, è la stessa cosa’. Allora arriva in casa e mi picchia”. E’ sempre un’esperienza molto forte e dolorosa ascoltare donne che parlano della violenza che subiscono. Per diversi giorni siamo rimaste con il pensiero fisso su Clizia…

E’ difficile dire: vattene e lascialo. Una donna sola in questa società è molto vulnerabile. Per di più, soffre tante dipendenze, per esempio a livello economico. Ma Clizia non demorde: lei vive per le sue figlie, e solo vuole il loro bene: “Non gli chiedo nemmeno un centesimo a mio marito. Fino ad ora ho potuto pagare tutte le spese dell’università e della promozione vendendo capre”. (l’ultimo anno delle superiori le famiglie hanno molte spese: i ragazzi comprano una divisa speciale, e poi la festa è particolarmente importante).

Continua: “Per pagare la divisa della promozione ho venduto 5 capre ed ho già pagato la metà… Ma chissà fino a quando potrò fare così… prima che mi finiscano le capre…”. Di sottofondo si ascoltano le capre che belano nell’ovile. Quest’anno in giugno sono nati molti capretti, buon segno. Ma è vero: fino a quando potrà sostenere tutte le spese, che crescono man mano che i figli crescono?

“Non si preoccupi, signora Clizia: aiutereno Maria nei suoi studi, poi lei aiuterà i suoi fratelli e sorelle più piccoli a suo tempo”. Il suo bel sorriso questa volta si arricchisce anche di uno sguardo un po’ più sereno.

Pur essendo giovane, Clizia ha sempre male alla schiena e il lavoro nella campagna è pesante: non vuole che le figlie si sforzino troppo, ma lei sente sempre dolore, a volte acuto. “Non mette della crema per alleviare il dolore?” le chiediamo. “Ieri al mercato volevo comprarla, ma costava 10 boliviani, e i soldi non mi bastavano”. Altro pugno nello stomaco. Per noi 10 boliviani più, 10 boliviani meno non fanno la differenza. Ma per Clizia si… Le prometto che le porterò una pomata artigianale che mi aveva dato la compianta suor Giulia, sempre attenta ai bisogni della missione, e le chiedo che dal Cielo possa aiutare a Clizia, questa donna coraggiosa e determinata, che lotta per il bene dei suoi figli.

Una risposta a “Vendendo capre”

  1. Rita ( Nyawira)Angela Caparra dice: Rispondi

    Ciao, sono Rita Nyawira ,volontaria in Kenya. Vorrei poter aiutare Clizia sostenendo il vostro progetto. Come posso fare?

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