La stanchezza della quarantena

Ebbene si, sono stanca della quarantena. Ma non significa che mi annoio, no: sono proprio stanca, per i tanti lavori che ho realizzato e sto facendo. Imbianchina, sarta, scrittrice, storica, studente, pensatrice, artista, comunicatrice: in questi giorni di silenzio pastorale forzato, ho avuto il tempo per alleggerire un poco la lunga lista d’attesa di lavoretti da fare. E non sono ancora finiti! Ma forse non finiranno mai…

Il Coronavirus si percipisce come un magma nocivo che si espande lentamente, e lo si sente arrivare. E’ una sensazione molto spiacevole, per non dire le volte che da un senso di angoscia. E’ capitato anche a voi di svegliarvi la mattina con pensieri del tipo: “E se finiscono le scorte alimentarie? E se dobbiamo fuggire?” come se proprio arrivasse il magma virulento… E lasciamo perdere i sogni, che già di per sé ho abbastanza avventurosi, e adesso si presentano come ponti pericolanti da attraversare, città caotiche da affrontare, guerre da combattere, cose perse, orari che non si rispettano, ecc, ecc… ogni incosciente ha le sue immagini per tirare fuori l’ansietà e le paure di ciascuno.

Ma il Coronavirus preoccupa davvero: in un paese come la Bolivia, il sistema sanitario non ha i mezzi per affrontare un’epidemia grande. Ci sono città di 35.000 abitanti, come Tupiza, al confine con l’Argentina, che non hanno nemmeno un letto per la terapia intensiva. Il governo fa come può: ha installato vari laboratori, ma non c’è disponibilità dei reattivi chimici per realizzare il test sui tamponi. Perciò, mi sono chiesta più volte: che valore hanno i numeri? Sono bassi, certo, non siamo ancora a mille casi (ma ci arriveremo nelle prossime ore), ma… tutti quelli che il tampone non lo hanno fatto, come li contiamo? Così credo che anche questa volta i numeri superiori saranno dei paesi ricchi, ma non perché la pandemia attacchi solo loro: semplicemente perché hanno i mezzi per contabilizzare i contagiati, mentre i paesi poveri, no.

Ogni tanto, immersa nei miei lavori, dentro casa, il pensiero va fuori, alle nostre famiglie, agli amici infermieri e dottori, con i quali collaboriamo tutto l’anno. Da una parte, non mi preoccupo molto dell’alimentazione delle famiglie: siamo in tempo di raccolto, e i genitori quest’anno hanno l’aiuto dei figli che non stanno frequentando la scuola per poter svolgere gli intensi lavori agricoli dell’epoca. Un po’ più avanti, sì: bisognerà avere occhi e cuori aperti per captare i bisogni della nostra gente. Adesso quello che preoccupa è la sicurezza degli operatori sanitari.

“E se dessimo parte dei soldi che non abbiamo impiegato per le mense al Centro di Salute perché comprino materiale di protezione?” mi viene questa ispirazione e la condivido con suor Marisa (solo noi due siamo in Vilacaya: suor Maria Elena è bloccata in Argentina, e suor Mercy in Kenya…).

Andiamo al Centro di Salute e dialoghiamo a lungo con l’infermiera, una cara amica che ha veramente a cuore il bene della gente. Pensa non tanto a se stessa: pensa ai suoi figli, che non vuole contagiare, al conduttore dell’ambulanza, e anche agli anziani che vanno a fare lunghe file davanti alla Banca per ottenere i Bonus che lo Stato sta dando a diversi gruppi sociali, tra cui gli studenti, gli anziani, i disoccupati, certe categorie di lavoratori.

Le diamo 3000 pesos boliviani, sapendo che li farà fruttare: il giorno dopo è già in Potosí e compra mascherine per vari centri di salute della zona, si informa per l’acquisto di altri prodotti di disinfezione per le famiglie, e si sta ingeniando per comprare più cose possibili, aggiustando i prezzi e adeguando il materiale al badget. Mi ha dato rabbia e anche tristeza sapere che prima della pandemia un termometro digitale a distanza valeva 400 boliviani, ed ora ne vale 800… così come mi dispiace che tutti i prodotti sul mercato salgono di prezzo, gravando sulle famiglie più indigenti. Certe speculazioni, sono sicura, non saranno la fortuna dei commercianti rapaci.

Coronavirus: sei venuto a scompaginare i piani in tutti i sensi: io che pensavo di intraprendere molti, troppi viaggi quest’anno… tutto programmato fino a dicembre, ed avevo già pensato come gestire bene i fondi delle mense per poter aiutare più ragazzi possibili… Ma non mi preoccupo: la carità è sempre molto creativa, e per di più la Provvidenza amorosa di Dio è infallibile. Ve lo dimostro con un piccolo fatto, e con questo concludo: venerdì scorso finivano le ostie per la comunione quotidiana per me e Marisa. Chiediamo al parroco se può venire, nonostante la quarantena… E indovinate in che giorno è potuto arrivare da noi? Il sabato! Come non fidarsi di Dio…

Una risposta a “La stanchezza della quarantena”

  1. Ciao, stefy, so e immagino cosa stai passando, in modo diverso ma ci siamo passati anche qui in Italia …..proprio ieri ho versato un contributo x voi……sono preoccupata x voi sapendo la vs situazione, l unica soluzione valida è il distanziamento sociale.Prego x voi….un abbraccio a presto

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